John Webster (copywriter-art director-film director-creative director), è uno dei grandi creativi inglesi. Cresciuto professionalmente in Boase Massimi Pollitt (BMP, l'agenzia che ha "lanciato" l'account planning alla fine degli anni sessanta), è celebrato come una leggenda dell'advertising grazie a una carriera piena di campagne popolarissime e premiate.
Recentemente, Sarah Carter, strategy director in adam&eveDDB, ha dedicato un libro a questo genio (morto nel 2006, a 71 anni): John Webster: The Earth People's Ad Man.
On-line ho trovato un interessante articolo della Carter, pubblicato in ADMAP, che riassume il pensiero creativo di Webster ad uso dei planner: A creative legend's lessons for planners. Sono 8 lezioni-suggerimenti.
Sii interessante. Perché i brand non lo sono.
La gente se ne frega del tuo prodotto, della tua marca. Perciò cerca di stare collegato con la vita quotidiana e sfrutta cose che la gente giudica interessanti.
Studia la vita. Non gli annunci.
Evita l'auto-referenzialità: esci dal tuo guscio. Stai con i piedi per terra, stai in mezzo alla gente.
Pensa su larga scala.
Cerca di essere "virale": usa modi di dire, tic, jingle e abitudini che possono far presa su un numero più grande di persone.
Non aver paura di ciò che è irrilevante.
Sei sempre alla ricerca di qualcosa di importante e rilevante da dire sul tuo brand/prodotto (e magari non c'è). Non devi dimenticare che alla gente piace ciò che istintivamente diverte, crea emozione e coinvolgimento immotivato (vd per es. il successo del video Gangnam Style).
Non c'è nulla di sbagliato nell'essere generici.
Non preoccuparti troppo se quello che dici potrebbe dirlo anche un'altra marca. Preoccupati di dirlo in modo differente.
Mantieni la "dispensa mentale" ben fornita.
Raccogli spunti, oggetti, immagini dal mondo che ti circonda. Osserva la vita che scorre, prendi note.
Non aver paura di rubare.
Guarda quello che fanno gli altri ma ri-combina, adatta, ri-avvia.
Tieni qualche porta aperta. Abbraccia il disordine.
Ci vuole un po' di sano caos per produrre qualcosa di nuovo. Perciò non essere rigido: lascia la porta aperta al caso e alle scoperte fortuite. Abbandonati alla serendipità.
Per approfondire:
l'intervista a John Webster da Lurzer's Archive (PDF)
il ricordo di Winston Fletcher su The Guardian
quello di Dave Trott, che lavorò come copywriter con Webster in BMP
un estratto dal libro di Sarah Carter apparso su Campaign.
creative classics
Do interesting things and interesting things will happen to you. (J. Hegarty)
domenica 26 maggio 2013
sabato 25 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
La pubblicità secondo Harry Frankfurt
L'idea di stronzate lavorate con cura implica, dunque, una certa tensione interna. Una meditata attenzione ai particolari richiede disciplina e obiettività. Comporta l'accettazione di standard e vincoli che impediscono di indulgere all'impulso e al capriccio. E' questa necessità di mettere in secondo piano le pretese egoistiche che, associata alle stronzate, ci appare fuori luogo. Ma in realtà non è affatto impensabile.
I campi della pubblicità e delle pubbliche relazioni e quello, oggi strettamente correlato, della politica sono pieni di stronzate così assolute da essere diventati ormai indiscussi paradigmi del concetto. E questi settori sono affollati di raffinatissimi professionisti che -con l'aiuto delle tecniche più evolute e sofisticate, delle ricerche di mercato, dei sondaggi d'opinione, dei test psicologici e così via -mettono ogni cura nella scelta delle parole e delle immagini giuste.
Stronzate, un saggio filosofico, Harry G. Frankfurt, Rizzoli
Fonte immagine.
I campi della pubblicità e delle pubbliche relazioni e quello, oggi strettamente correlato, della politica sono pieni di stronzate così assolute da essere diventati ormai indiscussi paradigmi del concetto. E questi settori sono affollati di raffinatissimi professionisti che -con l'aiuto delle tecniche più evolute e sofisticate, delle ricerche di mercato, dei sondaggi d'opinione, dei test psicologici e così via -mettono ogni cura nella scelta delle parole e delle immagini giuste.
Stronzate, un saggio filosofico, Harry G. Frankfurt, Rizzoli
Fonte immagine.
sabato 4 maggio 2013
La pubblicità secondo Marcello Serpa
Un'interessante chiacchierata con Marcello Serpa (Almap BBDO Sao Paulo), che tocca i fondamenti del nostro lavoro.
domenica 7 aprile 2013
mercoledì 20 marzo 2013
La pubblicità secondo John Hegarty 2
(Anche con un inglese claudicante come il mio, la pecora nera della pubblicità è facile da seguire.)
lunedì 18 marzo 2013
Segno o son desto? Inquinamento cognitivo e pubblicità: un incontro
Un interessante incontro organizzato dall'ADCI: prendete nota.
Ricopio il post originale scritto dal presidente ADCI Massimo Guastini.
Il 25 marzo, alle ore 18.30, in occasione della pubblicazione del volume “L’austerità creativa nella comunicazione di oggi”, l’editore Skira e l’Art Directors Club Italiano propongono un incontro dal titolo “austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. (Palazzina Liberty, largo marinai d’Italia, Milano)
Interverranno Paolo Ferrara (Terre des Hommes) Nicola Piepoli (Istituto Piepoli) e Lorella Zanardo (autrice e blogger).
Per il Club parteciperanno Pasquale Barbella, Annamaria Testa e Till Neuburg.
Attivisti, psicologi sociali e opinionisti (anche osservatori internazionali) lanciano da tempo un allarme purtroppo inascoltato: la televisione italiana è la principale fonte di inquinamento cognitivo. E la pubblicità è parte del problema.
Ovviamente non tutta la pubblicità, ma sicuramente una buona parte.
Da 28 anni l’Art Directors Club Italiano dedica tempo ed energie alla composizione delle giurie più autorevoli, per selezionare le migliori campagne pubblicitarie dell’anno. Lo facciamo con uno scopo: dimostrare che un’altra pubblicità è possibile, nonché doverosa.
Ma non è sufficiente. Sono i fatti a dircelo. È necessario che l’Art Directors Club Italiano si impegni ancora di più in quella che, non esagero, va ormai intesa come una battaglia culturale di liberazione.
Lorella Zanardo e Paolo Ferrara ci porteranno dati ed esperienze derivanti dal loro più recente e approfondito contatto con il “pianeta scuola”.
A Piepoli abbiamo rivolto una domanda: gli italiani sono consapevoli del problema? Si rendono conto di quale perniciosa forma di inquinamento cognitivo sia spesso la pubblicità? Aspettiamo di vedere i risultati, ma non sono ottimista.
Come scrive Lorella Zanardo: “proprio dai politici e dagli intellettuali, che dei cittadini dovrebbero essere i rappresentanti e la voce, è spesso mancato il supporto e, ancor peggio, l’interesse. Il motivo più chiaro ci è parsa una diffusa ignoranza sul potere delle immagini, su come funzionano i mezzi di comunicazione, sugli effetti a lungo termine che producono”. (Lorella Zanardo, senza chiedere il permesso – Feltrinelli Editore).
Potete richiedere l’invito scrivendo a: massimo.guastini[at]adci.it
Ricopio il post originale scritto dal presidente ADCI Massimo Guastini.
Il 25 marzo, alle ore 18.30, in occasione della pubblicazione del volume “L’austerità creativa nella comunicazione di oggi”, l’editore Skira e l’Art Directors Club Italiano propongono un incontro dal titolo “austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. (Palazzina Liberty, largo marinai d’Italia, Milano)
Interverranno Paolo Ferrara (Terre des Hommes) Nicola Piepoli (Istituto Piepoli) e Lorella Zanardo (autrice e blogger).
Per il Club parteciperanno Pasquale Barbella, Annamaria Testa e Till Neuburg.
Attivisti, psicologi sociali e opinionisti (anche osservatori internazionali) lanciano da tempo un allarme purtroppo inascoltato: la televisione italiana è la principale fonte di inquinamento cognitivo. E la pubblicità è parte del problema.
Ovviamente non tutta la pubblicità, ma sicuramente una buona parte.
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| Copy: Anna Montefusco Daniele Cima Art: Piero Abbruzzo 7° Annual 1992 |
Da 28 anni l’Art Directors Club Italiano dedica tempo ed energie alla composizione delle giurie più autorevoli, per selezionare le migliori campagne pubblicitarie dell’anno. Lo facciamo con uno scopo: dimostrare che un’altra pubblicità è possibile, nonché doverosa.
Ma non è sufficiente. Sono i fatti a dircelo. È necessario che l’Art Directors Club Italiano si impegni ancora di più in quella che, non esagero, va ormai intesa come una battaglia culturale di liberazione.
Lorella Zanardo e Paolo Ferrara ci porteranno dati ed esperienze derivanti dal loro più recente e approfondito contatto con il “pianeta scuola”.
A Piepoli abbiamo rivolto una domanda: gli italiani sono consapevoli del problema? Si rendono conto di quale perniciosa forma di inquinamento cognitivo sia spesso la pubblicità? Aspettiamo di vedere i risultati, ma non sono ottimista.
Come scrive Lorella Zanardo: “proprio dai politici e dagli intellettuali, che dei cittadini dovrebbero essere i rappresentanti e la voce, è spesso mancato il supporto e, ancor peggio, l’interesse. Il motivo più chiaro ci è parsa una diffusa ignoranza sul potere delle immagini, su come funzionano i mezzi di comunicazione, sugli effetti a lungo termine che producono”. (Lorella Zanardo, senza chiedere il permesso – Feltrinelli Editore).
Potete richiedere l’invito scrivendo a: massimo.guastini[at]adci.it
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